Da Valtellina ad Atene, passando per Milano e per le tavole lombarde più riconoscibili: la cucina italiana torna a farsi viaggio. Non solo piatti da assaggiare, ma storie di latte, vigne, stagionature e mani al lavoro. Dal 20 al 23 ottobre, nella capitale greca, la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo porta sotto i riflettori una parte molto concreta dell’Italia gastronomica: quella della Lombardia.

L’iniziativa arriva all’undicesima edizione e guarda anche al riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio culturale immateriale Unesco. Una formula che può sembrare istituzionale, va beh, ma il punto è semplice: dietro un formaggio o un calice di vino non c’è soltanto un prodotto. Ci sono territori, abitudini, famiglie, paesi interi.

Non la solita vetrina

L’Ambasciata d’Italia ad Atene organizza il programma insieme all’Ufficio ICE della capitale ellenica e alla Regione Lombardia. Al centro della rassegna ci saranno le eccellenze agroalimentari lombarde, raccontate dallo chef Stefano Grandi, del ristorante Il Santa di Milano.

La delegazione regionale farà capo ad Alessandro Beduschi, assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste della Lombardia. E qui vale la pena fermarsi un attimo: portare questi prodotti fuori dall’Italia non significa metterli su un tavolo e basta. Significa spiegare cos’è una denominazione, perché un territorio conta, cosa cambia tra una valle e l’altra. Sembra un dettaglio. Non lo è.

La cucina italiana, d’altronde, non parla mai una lingua sola.

Formaggi, salumi e vini: una mappa da mangiare

Il percorso ateniese attraverserà province e produzioni molto diverse tra loro. Ci saranno formaggi dalla personalità netta, salumi legati alla montagna e vini che raccontano laghi, colline, pianure e versanti alpini. Insomma, una Lombardia meno ovvia di quella che spesso immaginiamo quando pensiamo soltanto a Milano.

Tra i protagonisti figurano il Provolone Valpadana, il Grana Padano, il Gorgonzola, il Taleggio, il Quartirolo Lombardo e il Salva Cremasco. Poi la Valtellina, con i suoi due formaggi simbolo: Valtellina Casera e Bitto.

E non finisce lì. La rassegna porterà ad Atene anche la Bresaola della Valtellina e il Cacciatore Italiano. Prodotti diversi, certo. Però uniti da una cosa piuttosto chiara: una cucina regionale vive davvero quando conserva le sue differenze, senza appiattirle per risultare più facile da raccontare.

Il vino cambia la conversazione

Accanto a formaggi e salumi, il programma darà spazio ai vini lombardi. L’elenco coinvolge il Lugana DOC, i vini della Valtènesi, dell’Oltrepò Pavese, il Franciacorta, le produzioni mantovane e i vini della Valtellina. A collaborare ci sarà anche AS.CO.VI.LO., l’Associazione Consorzi Vini Lombardi.

Un bicchiere, in questi casi, non serve solo ad accompagnare un assaggio. Aiuta a dare coordinate. Un vino della Valtellina non racconta lo stesso paesaggio di uno del Garda, e un Franciacorta non arriva dalla stessa storia dell’Oltrepò. Banale? Forse. Ma quando si parla di cucina italiana all’estero, questa distinzione fa tutta la differenza.

Perché dire “italiano” è facile. Dire da dove arriva, molto meno.

Tre luoghi, pubblici diversi

Gli appuntamenti si svolgeranno nella Residenza dell’ambasciatore Paolo Cuculi e al ristorante italiano Sole e Giaguaro. Qui incontreranno i prodotti gli operatori del settore e i rappresentanti dell’informazione: persone che, nel bene o nel male, contribuiscono a far viaggiare reputazione, gusti e conoscenza.

La chiusura avrà un taglio differente. Stefano Grandi terrà infatti una masterclass alla scuola di gastronomia e ospitalità IEK-AKMI di Atene, dedicata agli studenti. E questa, secondo me, è la parte che resta più a lungo. Un evento passa, una degustazione finisce. Una lezione fatta bene può invece lasciare una domanda, un gesto tecnico, magari una curiosità destinata a riapparire anni dopo in una cucina professionale.

Chi porta la Lombardia in Grecia

All’iniziativa collaborano i consorzi di tutela di Provolone Valpadana, Grana Padano, Gorgonzola, Taleggio, Quartirolo Lombardo, Salva Cremasco, Valtellina Casera e Bitto, Bresaola della Valtellina e Cacciatore Italiano.

Sul fronte enologico partecipano i consorzi del Lugana DOC, della Valtènesi, dell’Oltrepò Pavese, del Franciacorta, dei vini mantovani e dei vini di Valtellina, insieme ad AS.CO.VI.LO. Un mosaico ampio, forse persino difficile da riassumere in un solo menu. Ma è proprio questo il punto: la cucina italiana non sta ferma, non è una cartolina immobile.

Ad Atene arriveranno prodotti, sì. Ma arriverà soprattutto un’idea molto italiana di tavola: riconoscere le differenze, metterle vicine e vedere cosa succede. E tu, davanti a un piatto, riesci ancora a chiederti da quale luogo viene davvero quel sapore?

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