Freddo, neve, raffiche violente e piogge insistenti. Il peggioramento legato alle correnti di origine polare sta attraversando l’Italia con effetti diversi da regione a regione, ma un punto è chiaro: le aree più esposte restano quelle adriatiche, il Centro-Sud e i rilievi appenninici. E il vento, stavolta, pesa quasi quanto la pioggia.
Il termine “vortice polare” viene spesso usato in modo un po’ sbrigativo. In questo caso indica l’arrivo sul Mediterraneo di aria molto fredda dal Nord Europa, capace di alimentare una depressione sul basso Tirreno e di rendere l’atmosfera instabile. Risultato: temperature sotto la media stagionale, rovesci, temporali e neve. Non dappertutto allo stesso modo, però.
Dove il maltempo si fa sentire di più
Le segnalazioni e le previsioni convergono su alcune zone. Emilia-Romagna, Umbria, Marche, Veneto, Molise e provincia di Foggia figurano tra i territori interessati dai fenomeni più evidenti, tra precipitazioni, vento e neve sui rilievi.
Il quadro più delicato riguarda il versante adriatico e le regioni meridionali. Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Abruzzo restano sotto osservazione per rovesci anche intensi, con fenomeni più insistenti nelle aree interne e lungo le coste esposte allo Ionio e all’Adriatico.
In Puglia l’attenzione si concentra soprattutto sul Salento, sulle zone interne della parte centrale della regione e sulla provincia di Foggia, dove il vento ha causato danni. Anche il Metapontino, in Basilicata, rientra tra i settori più vulnerabili alle piogge abbondanti. Insomma, quelle giornate in cui l’ombrello serve poco se arriva una raffica laterale.
La Protezione civile, nel bollettino emesso il 1° novembre alle 14:55 per la giornata successiva, indicava accumuli generalmente elevati sulla Basilicata centro-settentrionale e nelle aree interne della Puglia centrale. Precipitazioni importanti erano attese anche sui versanti orientali dell’Appennino abruzzese e molisano, oltre che in alcuni settori della Campania.
Neve sui monti. E qualche disagio
La neve è tornata sui rilievi, con episodi segnalati in Alto Adige, sull’Appennino bolognese, a Castelluccio di Norcia e sull’altopiano di Colfiorito, tra Umbria e Marche. In Alto Adige il pericolo valanghe ha portato alla chiusura dei passi Gardena e Sella. Nell’Aretino, invece, i vigili del fuoco hanno soccorso un’automobilista e un camion rimasti bloccati.
Il primo impulso freddo di novembre ha portato fiocchi anche sull’Appennino emiliano, marchigiano, abruzzese e laziale. Il bollettino della Protezione civile indicava una quota intorno ai 1.000-1.200 metri, con accumuli deboli e localmente moderati sui rilievi di Abruzzo e Lazio.
Secondo le indicazioni di 3Bmeteo, sul settore appenninico centrale le nevicate potevano partire da circa 1.400 metri, con quota in graduale rialzo nelle ore successive. Attesi episodi anche sull’Appennino romagnolo, mentre al Sud i fiocchi avrebbero riguardato soprattutto le cime più alte. Poco spettacolo da cartolina, forse, ma abbastanza da complicare la viabilità in montagna.
Il vento è l’altra faccia del ciclone
Non c’è soltanto la pioggia. Il minimo di pressione sul basso Tirreno può richiamare venti molto forti, con raffiche fino a 100 chilometri orari secondo 3Bmeteo. Mari agitati e mareggiate possono colpire i tratti di costa più esposti. Chi vive vicino al litorale lo sa: prima si sente il rumore delle persiane, poi arriva il resto.
A Roma sono stati segnalati anche episodi di grandine, mentre nel Foggiano le raffiche hanno creato problemi e danni. Il vento forte può rendere più difficili gli spostamenti, soprattutto su viadotti, strade costiere e tratti appenninici. Attenzione anche agli alberi, ai cartelloni e agli oggetti lasciati sui balconi — sembra una banalità, finché non vola via qualcosa.
Nord meno coinvolto, ma non del tutto al riparo
Al Nord il quadro resta più irregolare. Le condizioni più asciutte prevalgono su diverse aree settentrionali, ma non manca l’instabilità: addensamenti interessano Emilia-Romagna e Triveneto, con precipitazioni soprattutto sulla Romagna. La Liguria e le regioni di Nord-Ovest possono entrare nella fase perturbata secondo la traiettoria delle depressioni sul Mediterraneo.
Le temperature massime previste per la fase più intensa oscillano in generale tra 13 e 17 gradi al Nord, tra 14 e 18 al Centro e tra 13 e 16 al Sud. Sono valori indicativi, va detto: altitudine, nuvolosità e presenza di vento possono cambiare parecchio la sensazione reale. Dieci gradi con il sole non sono dieci gradi sotto una raffica di tramontana, diciamo.
Quando migliora?
La tendenza indicata dalle previsioni vede un’attenuazione del maltempo dal 3 novembre, con il vortice depressionario in spostamento verso la Grecia. Le correnti nordorientali continuerebbero a raggiungere l’Italia, ma con piogge più isolate e schiarite via via più ampie.
Per il 4 novembre i fenomeni dovrebbero risultare sporadici, mentre sulle regioni occidentali potrebbe iniziare un parziale recupero termico. Le proiezioni per la settimana successiva parlano poi di correnti occidentali più miti e umide, ma sulle tendenze a lunga scadenza conviene non scommettere troppo: il tempo, quando decide di cambiare idea, non manda certo un avviso.
