Cyberattacchi alla catena del freddo: ACN allerta dopo due casi in Italia
Un frigorifero industriale connesso a Internet può diventare un punto d’ingresso. Non un dettaglio tecnico da addetti ai lavori, ma un rischio che tocca il cibo, i magazzini, i supermercati e la ristorazione collettiva. E adesso anche l’Italia.
Due aziende del comparto alimentare sono finite nel mirino di attacchi informatici rivolti ai sistemi che governano la catena del freddo. Il primo caso riguarda un’impresa toscana attiva nella ristorazione collettiva, che ha già comunicato l’incidente all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale nell’ambito degli obblighi previsti dalla normativa NIS. Il secondo coinvolge invece un’azienda emiliana produttrice di surgelati: gli operatori hanno rilevato l’attacco, ma non risulta ancora una notifica all’ACN.
Non emergono, dalle informazioni disponibili, dettagli sugli effetti concreti delle due intrusioni. Ed è un punto da tenere fermo: un attacco ai sistemi di refrigerazione non significa automaticamente merce compromessa o impianti fuori uso. Però il bersaglio dice molto. Chi entra in quei sistemi può tentare di bloccare macchinari, alterare parametri, interrompere la teleassistenza o mettere sotto pressione un’intera rete logistica. Roba tutt’altro che teorica.
Il freddo, stavolta, è nel mirino
I due episodi italiani rientrano in una campagna più ampia che sta interessando imprese della refrigerazione e della distribuzione alimentare in vari Paesi europei: Belgio, Lussemburgo, Irlanda, Paesi Bassi, Lettonia, Finlandia e Svezia. La lista è lunga. E la filiera, per sua natura, è ancora più lunga.
Un alimento surgelato non viaggia da solo: passa da stabilimenti, celle frigorifere, trasportatori, piattaforme logistiche, punti vendita, mense. A tenere insieme tutto ci sono anche sensori, software di supervisione, dispositivi per il controllo della temperatura e collegamenti remoti usati dai manutentori. Sistemi utili, certo. Ma se restano esposti senza protezioni adeguate possono offrire una porta aperta, o quasi.
In Francia il rischio ha già mostrato il suo lato più concreto. Attacchi contro le catene Intermarché e Netto hanno colpito i sistemi di refrigerazione e, secondo le ricostruzioni riportate dalle testate che hanno seguito il caso, alcuni frigoriferi hanno raggiunto temperature di 50 gradi per oltre sei ore. Non si parla del classico furto di dati o della richiesta di riscatto comparsa su uno schermo. Qui il punto è diverso: qualcuno prova a interferire con impianti fisici, quelli che devono restare accesi e stabili ventiquattr’ore su ventiquattro.
La richiesta dell’ACN: chiudere le porte rimaste aperte
L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha rafforzato il monitoraggio sul territorio e ha richiamato l’attenzione di grande distribuzione, logistica alimentare, refrigerazione industriale e società di manutenzione. L’obiettivo è trovare rapidamente altri segnali di compromissione e ridurre la superficie esposta. In parole povere: capire quali sistemi risultano raggiungibili dalla rete pubblica prima che lo facciano gli aggressori.
La prima indicazione dell’ACN riguarda proprio i sistemi di controllo e teleassistenza collegati direttamente a Internet. Le aziende devono verificarne l’esposizione con urgenza e, quando serve, separarli dalla normale rete aziendale, collocandoli in ambienti protetti. Non è un vezzo informatico. È la differenza tra un impianto isolato e un apparato raggiungibile da chiunque riesca a individuarlo.
Il secondo fronte riguarda gli accessi remoti. L’Agenzia chiede alle imprese di usare VPN e autenticazione a più fattori, così che una password rubata non basti per entrare. Chiede poi di controllare gli account con privilegi elevati — quelli che consentono modifiche profonde — e di aggiornare o sostituire apparati che i produttori non supportano più.
È il genere di lavoro che non si vede finché tutto funziona. Un tecnico verifica una configurazione, un responsabile elimina un vecchio account, un’azienda aggiorna un dispositivo rimasto fermo a una versione software di anni fa. Gesti poco spettacolari, insomma. Ma spesso è lì che si gioca la partita.
Non soltanto hacker e computer
Il punto delicato sta nell’incontro fra mondo digitale e impianti operativi. Nei sistemi IT tradizionali un incidente può bloccare una casella di posta, un gestionale o un sito. Nei sistemi OT, cioè nelle tecnologie che controllano macchinari e processi industriali, un comando sbagliato può avere conseguenze sul funzionamento fisico delle strutture.
La catena del freddo richiede continuità. Una cella frigorifera non aspetta lunedì mattina, né l’arrivo dell’ufficio IT. Se la temperatura sale, chi gestisce la struttura deve capire subito cosa accade, intervenire e verificare eventuali ricadute sui prodotti. Per questo la sicurezza non riguarda soltanto il reparto informatico: coinvolge manutentori, responsabili di stabilimento, fornitori di software e dirigenti. Tutti, in pratica.
L’ACN ha annunciato un incontro con le federazioni del settore e le principali aziende della grande distribuzione nazionale, offrendo il supporto delle proprie strutture per accelerare prevenzione e mitigazione. Il messaggio è chiaro: nessuna impresa della filiera può considerarsi troppo piccola, troppo periferica o troppo poco digitale per attirare attenzione.
I numeri che tengono acceso l’allarme
Il contesto generale non invita alla leggerezza. Secondo i dati riferiti all’agosto 2026, l’ACN ha registrato 309 eventi cyber, di cui 185 classificati come incidenti. A luglio gli incidenti erano stati 188. Tra le minacce più frequenti figuravano esposizione di dati, defacement e ransomware.
Nello stesso periodo, le province di Milano, Monza-Brianza, Lodi e Pavia hanno registrato 300 incidenti con impatto confermato nel primo semestre del 2026, contro i 55 dello stesso periodo del 2025. Numeri che non riguardano solo il cibo, naturalmente. Però raccontano un ambiente in cui le aziende devono considerare il rischio informatico come una parte ordinaria del rischio d’impresa. Non un incidente remoto, non più.
La domanda ora è semplice, e anche un po’ scomoda: quanti sistemi che regolano temperature, impianti e merci restano ancora accessibili dalla rete senza che nessuno, dall’altra parte, se ne sia davvero accorto?
