Fino a 400 euro al mese per chi assiste un familiare, ma il bonus caregiver non è ancora realtà. Il disegno di legge ha superato l’esame della Camera, sì. Però manca il passaggio al Senato e, fino all’approvazione definitiva, non esiste alcuna domanda INPS da presentare né un pagamento già attivo.

È un dettaglio che conta parecchio. Perché intorno alla misura circolano già titoli, post e video che parlano di assegno in arrivo. Ma, per ora, si parla di un provvedimento in cammino. Non di un diritto già esigibile.

Il voto della Camera dopo anni di attesa

Il ddl sul riconoscimento dei caregiver familiari, firmato dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, ha ottenuto il via libera del Consiglio dei ministri il 12 gennaio 2026. Poi è arrivato il voto di Montecitorio: 153 sì, 105 no e 4 astenuti.

La maggioranza di centrodestra ha votato a favore del testo, mentre le opposizioni hanno espresso un giudizio negativo sull’impianto della riforma. Il presidente della commissione Affari sociali, Ugo Cappellacci, ha definito il voto una risposta attesa da milioni di persone che assistono ogni giorno un parente con disabilità o non autosufficiente.

Dopo oltre vent’anni di discussioni e circa trenta proposte rimaste senza un esito concreto, il tema è quindi arrivato a un passaggio politico rilevante. Ma non basta. Il Senato deve ancora esaminare e approvare il disegno di legge, e l’arrivo della manovra di Bilancio potrebbe allungare i tempi. Quanto? Non c’è una data certa.

I 400 euro non sono per tutti

La misura più discussa è il contributo economico destinato a una parte dei caregiver familiari. L’importo può arrivare a 400 euro al mese, senza tassazione. L’INPS dovrebbe pagarlo ogni tre mesi, fino a 1.200 euro per ciascuna erogazione trimestrale.

Quel “fino a”, però, va letto bene. Non indica una cifra automatica né uguale per chiunque. Il testo collega l’importo alle risorse realmente disponibili: se le richieste supereranno i fondi, l’assegno potrebbe risultare più basso del tetto massimo. Ecco il punto, forse il più delicato.

Per il 2026, secondo le informazioni disponibili, il fondo presso il Ministero dell’Economia dispone di 1,15 milioni di euro. Dal 2027 lo stanziamento annuo dovrebbe salire a circa 257-260 milioni di euro. Una differenza enorme, che spiega perché l’avvio della misura e la sua platea effettiva restino aspetti da seguire con attenzione.

Tre requisiti, tutti insieme

Il contributo non riguarda indistintamente chiunque dia una mano a un familiare. Il ddl fissa condizioni molto restrittive, che devono coesistere. Non basta quindi avere un parente con Legge 104, né basta occuparsi della sua assistenza in alcuni momenti della giornata.

  • Convivenza: il caregiver deve vivere con la persona assistita.
  • Tempo di cura: deve garantire almeno 91 ore di assistenza alla settimana, cioè circa 13 ore al giorno.
  • Reddito personale: non deve superare 3.000 euro annui.

Novantuno ore settimanali sono tante. Vuol dire una presenza di cura quasi continua: alzarsi, accompagnare, preparare i pasti, gestire medicine, visite, telefonate, imprevisti. Giorni feriali, domeniche, notti spezzate. Insomma, il ddl punta a riconoscere chi dedica alla cura familiare una parte enorme della propria vita quotidiana.

Il limite di reddito personale, fissato a 3.000 euro annui, restringe ulteriormente l’accesso. In pratica, il sostegno sembra pensato per chi ha un’attività lavorativa assente o molto ridotta proprio a causa dell’assistenza prestata al convivente.

L’ISEE sale a 25 mila euro

Tra le modifiche più concrete c’è l’aumento della soglia ISEE: si passa da 15.000 a 25.000 euro. Questo parametro riguarda la situazione economica del nucleo familiare, non solo il reddito della persona che svolge le attività di cura.

Attenzione, però: ISEE e reddito personale sono due cose diverse. Per ottenere il contributo, secondo il testo, servirà rispettare entrambi i limiti. Da una parte un ISEE entro 25 mila euro; dall’altra un reddito individuale che non oltrepassi 3 mila euro all’anno.

Sulla carta, l’aumento dell’ISEE amplia il numero delle famiglie potenzialmente ammesse. Ma il vincolo sul reddito personale e quello delle 91 ore settimanali mantengono la platea molto selettiva. Non è un bonus generalizzato per tutti i familiari che assistono una persona disabile. Questo va detto senza giri di parole.

Cosa cambia davvero con l’INPS

Se il Senato confermerà il testo e il provvedimento diventerà legge, l’INPS avrà il compito di gestire l’erogazione del contributo con cadenza trimestrale. Restano però da definire i passaggi operativi: modalità della domanda, documenti richiesti, controlli sui requisiti, tempi della piattaforma e criteri concreti per ripartire le risorse.

Per ora, quindi, non bisogna confondere la proposta con una prestazione già disponibile sul portale dell’Istituto. Nessun “bonus caregiver 2026” risulta automaticamente attivabile soltanto perché il ddl ha ricevuto il voto della Camera. Chi annuncia procedure online già aperte, al momento, anticipa una fase che non c’è ancora.

La Legge 104 continua intanto a prevedere le tutele già esistenti per i lavoratori che assistono familiari con disabilità grave, come i permessi retribuiti nei casi previsti. Il nuovo assegno, invece, nasce come misura distinta e mirata a caregiver conviventi con un impegno assistenziale particolarmente pesante.

Il passaggio che manca

Ora il testo arriva al Senato. Lì si capirà se le soglie resteranno identiche, se cambieranno le coperture finanziarie e quando l’INPS potrà ricevere le prime richieste. Fino ad allora i 400 euro restano un tetto possibile, non una somma promessa a tutti.

La domanda, a questo punto, è semplice: le risorse basteranno davvero a dare un aiuto concreto alle persone che ogni giorno tengono in piedi, spesso da sole, la cura di un familiare?

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