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Nobel per la Chimica 2026: il premio non è stato ancora assegnato

Il Nobel per la Chimica 2026 non è stato assegnato. Siamo a marzo 2025 e, per quanto possa sembrare ovvio, va detto subito: le notizie che attribuiscono il riconoscimento a Henri B. Kagan e Kenso Soai non possono essere considerate attendibili.

Il titolo circolato online — “Henri Kagan e Kenso Soai, Nobel 2026” — mescola studi reali, importanti, con un fatto che non può ancora esistere. Il premio viene annunciato ogni anno dall’Accademia reale svedese delle Scienze, ma l’assegnazione del 2026 appartiene al futuro. Non c’è un comunicato ufficiale, non c’è una cerimonia, non c’è un verdetto dell’Accademia. Fine.

Eppure la confusione nasce da un punto molto concreto: il lavoro di Kagan e Soai riguarda davvero una delle questioni più affascinanti della chimica. Quella delle molecole specchio.

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Le mani, le molecole e un problema enorme

Una mano destra e una mano sinistra sembrano identiche. Hanno cinque dita, un palmo, le stesse proporzioni. Ma provate a sovrapporle: non coincidono. Le molecole chirali funzionano più o meno così.

Esistono composti che possono presentarsi in due versioni speculari, chiamate enantiomeri. Hanno la stessa formula chimica ma una disposizione nello spazio diversa. Piccola differenza? Sulla carta, forse. Nella materia vivente, no.

Le proteine delle cellule, per esempio, si formano a partire da amminoacidi che seguono una preferenza precisa nella loro “mano” molecolare. La vita sulla Terra mostra quindi una forte omochiralità: sceglie quasi sempre una sola delle due possibili configurazioni.

Per decenni i chimici hanno cercato di capire come una preferenza del genere potesse emergere. Perché una forma dovrebbe prevalere sull’altra, se all’inizio le possibilità sono due? È una domanda da laboratorio, certo. Ma anche una domanda che tocca l’origine stessa della chimica della vita.

Il contributo di Henri Kagan

Henri B. Kagan, nato nel 1930 a Boulogne-Billancourt, in Francia, ha lavorato all’Université Paris-Sud, dove è professore emerito. I suoi studi hanno avuto un ruolo rilevante nello sviluppo della sintesi asimmetrica.

Nel 1986 Kagan descrisse un effetto non lineare nelle reazioni chimiche. In parole semplici: una piccola differenza iniziale tra i due enantiomeri può produrre un risultato molto più sbilanciato del previsto.

È un passaggio che cambia il modo di guardare alla selettività chimica. Non si tratta soltanto di ottenere una molecola, ma di controllare quale delle sue due forme speculari emergerà in quantità maggiore. E farlo con precisione, senza lasciare tutto al caso.

Detto così sembra astratto. Ma immaginate una ricetta in cui basta un pizzico in più di un ingrediente per alterare non di poco, ma completamente il sapore finale. Ecco, il ragionamento è simile, anche se in un matraccio non c’è odore di sugo: ci sono reagenti, solventi e misure infinitamente più severe.

Soai e l’autocatalisi che amplifica una scelta

Kenso Soai, nato nel 1950 a Hiroshima, in Giappone, è professore emerito alla Tokyo University of Science. Il suo nome è legato a una reazione diventata un riferimento per gli studi sull’autocatalisi asimmetrica.

Nel 1995 Soai descrisse una reazione capace di produrre un composto chirale che, a sua volta, favoriva la formazione di altra materia con la stessa configurazione. La molecola prodotta contribuisce cioè a generare nuove molecole simili a sé. Una specie di effetto domino chimico.

Il punto è qui: se una delle due immagini speculari prende anche un vantaggio minimo, l’autocatalisi può amplificarlo. Poco diventa molto. Una differenza quasi invisibile può crescere fino a dominare il risultato.

Nel 2003 Soai mostrò una reazione in cui compariva una sola delle due possibili versioni speculari del prodotto. Un risultato che ha alimentato la discussione scientifica su come possa emergere l’omochiralità. Non offre una risposta completa all’origine della vita, va beh, ma mette sul tavolo un meccanismo chimico concreto.

Perché interessa anche fuori dai laboratori

La chiralità non è un esercizio per specialisti. Molti principi attivi farmaceutici sono molecole chirali. E i due enantiomeri di uno stesso composto possono comportarsi in modo diverso nell’organismo: uno può fornire l’effetto terapeutico cercato, l’altro può risultare inattivo oppure creare effetti indesiderati.

Per questo la sintesi asimmetrica occupa un posto importante nella ricerca farmaceutica. Riuscire a produrre soprattutto, o soltanto, la forma desiderata di una molecola significa avere un controllo maggiore sul prodotto finale. Farmaci, aromi, fragranze, materiali: la posta in gioco non resta chiusa tra le pareti di un dipartimento universitario.

Gli studi di Kagan e Soai restano quindi centrali per chi lavora sulla selettività delle reazioni organiche. Ma una cosa è il valore della ricerca, un’altra è annunciare un Nobel che non è stato attribuito.

La verifica prima del titolo

Il Premio Nobel per la Chimica venne istituito attraverso il testamento di Alfred Nobel del 1895 ed è assegnato dall’Accademia reale svedese delle Scienze. Dal 1901 il premio ha riconosciuto scoperte che hanno cambiato il modo di leggere la materia, dalle strutture molecolari alle batterie agli ioni di litio.

Ma i Nobel non si anticipano con un post, un video o una grafica che sembra ufficiale. Le informazioni attendibili arrivano dal sito del Nobel Prize e dai comunicati dell’Accademia. Tutto il resto richiede una verifica, soprattutto quando una notizia porta una data che deve ancora arrivare.

La chimica delle molecole specchio è reale. Il Nobel 2026, invece, deve ancora essere scritto. E la

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