Pubblicità
728 × 90

Accensione riscaldamenti 2026, il calendario non segue le regioni

Il 15 ottobre parte la stagione dei termosifoni. Ma non per tutti, e nemmeno per intere regioni. In Italia le date dipendono dalla zona climatica del singolo Comune, non dai confini regionali: una distinzione che ogni anno crea qualche dubbio, soprattutto nei condomìni.

La regola arriva dal Dpr 74 del 2013, che divide il territorio nazionale in sei fasce, dalla A alla F, in base alle condizioni climatiche. In pratica: due Comuni della stessa regione possono avere calendari diversi. Succede, perché il freddo non guarda i confini amministrativi.

Per la stagione 2026-2027, la prima fascia soggetta a limiti ad avviare gli impianti è la zona E, dal 15 ottobre. Le aree più miti, nelle fasce A e B, dovranno invece aspettare il 1° dicembre. La zona F fa storia a sé: nessun vincolo di date o di ore.

Pubblicità
728 × 90

Le date, zona per zona

Questo è il calendario previsto dalla normativa nazionale per gli impianti termici. Le ore indicate rappresentano il tetto giornaliero: possono essere anche distribuite in più momenti della giornata, non serve quindi tenere i caloriferi accesi senza interruzioni.

  • Calendario riscaldamenti in ItaliaZona A: dal 1° dicembre 2026 al 15 marzo 2027, fino a 6 ore al giorno.
  • Zona B: dal 1° dicembre 2026 al 31 marzo 2027, fino a 8 ore quotidiane.
  • Zona C: dal 15 novembre 2026 al 31 marzo 2027, per un massimo di 10 ore al giorno.
  • Zona D: dal 1° novembre 2026 al 15 aprile 2027, fino a 12 ore giornaliere.
  • Zona E: dal 15 ottobre 2026 al 15 aprile 2027, con un limite di 14 ore al giorno.
  • Zona F: nessuna limitazione, né per il periodo né per la durata dell’accensione.

Nelle zone dalla A alla E, inoltre, il Dpr stabilisce che l’esercizio degli impianti deve rientrare nella fascia oraria compresa tra le 5 e le 23. È un dettaglio che conta, specie nei palazzi con riscaldamento centralizzato: il calendario dice quando si può partire, poi l’organizzazione concreta dipende dalla gestione dell’edificio.

Milano e Torino partono il 15 ottobre

La zona E comprende gran parte del Nord Italia e numerose zone montane del Centro e del Sud. Qui rientrano, tra le grandi città, Milano e Torino. Dal 15 ottobre 2026 al 15 aprile 2027 gli impianti possono funzionare per un massimo di 14 ore ogni giorno.

È la fascia con il periodo ordinario più lungo tra quelle sottoposte a regole. Non è difficile capirne il motivo: nelle località della zona E l’autunno può portare mattinate fredde, umidità e appartamenti che perdono calore in poche ore. Però il via libera non equivale a un obbligo. Se le temperature restano miti, il condominio può decidere di non accendere subito.

C’è un caso particolare da tenere d’occhio. Per la stagione 2026-2027, la Regione Emilia-Romagna ha disposto il rinvio al 1° novembre dell’accensione nei Comuni inclusi nelle zone di Pianura Est, Pianura Ovest e Agglomerato di Bologna. Chi vive in queste aree, quindi, non deve fermarsi alla sola lettera della zona climatica: vale la disciplina regionale prevista per quei territori.

Roma dal 1° novembre, Napoli dal 15

Roma e la maggior parte dei Comuni del Lazio appartengono alla zona D. Per loro il calendario autorizza l’accensione dal 1° novembre al 15 aprile, con un massimo di 12 ore giornaliere. Anche Firenze rientra in questa fascia climatica.

Pochi chilometri o qualche grado di media stagionale possono cambiare tutto. La zona C, infatti, parte due settimane dopo: 15 novembre. Il termine resta fissato al 31 marzo e il limite quotidiano scende a dieci ore.

Tra le città e i capoluoghi associati alla zona C figurano Napoli, Bari, Lecce, Caserta, Salerno, Taranto, Brindisi, Catanzaro, Cosenza, Cagliari, Oristano, Sassari, Ragusa e Imperia. Non è una lista di regioni, appunto. È una mappa climatica, molto più frammentata di quanto si immagini quando fuori arriva la prima aria fredda.

Per chi abita a Napoli, per esempio, l’avvio ordinario dei termosifoni cade il 15 novembre. A Roma si può partire dal primo giorno del mese. Quindici giorni di differenza, che sul calendario sembrano pochi ma diventano parecchi quando in casa si comincia a sentire il pavimento gelido al mattino.

Le aree più miti aspettano dicembre

Le ultime zone a poter accendere gli impianti sono la A e la B. Entrambe iniziano il 1° dicembre, ma hanno un diverso termine stagionale e un diverso numero massimo di ore.

La zona B può utilizzare il riscaldamento fino al 31 marzo, per otto ore al giorno. La zona A chiude invece il 15 marzo e consente soltanto sei ore quotidiane. Qui ricadono le aree più calde del Paese, come Lampedusa, Linosa e Porto Empedocle.

È facile pensare che al Sud si accenda sempre nello stesso giorno. Non è così. Napoli, ad esempio, sta in zona C; alcune località costiere e insulari rientrano invece nelle fasce B o A. Il Comune fa la differenza, non la distanza generica da Nord a Sud. Sembra una precisazione burocratica, ma evita parecchi equivoci.

Zona F: qui non c’è un orologio nazionale

La zona F raccoglie le località più fredde, dalle Alpi ai paesi dell’Appennino. Per questi Comuni il Dpr non impone né una data d’inizio né una data di fine, e non fissa neppure un limite giornaliero di funzionamento.

È l’unica fascia senza vincoli temporali nazionali. Del resto, in montagna il freddo può arrivare presto e restare a lungo. E può tornare quando altrove si pensa già a cambiare stagione.

Il sindaco può cambiare le date

Il calendario nazionale non è una gabbia rigida. I sindaci possono intervenire con un’ordinanza motivata, in presenza di condizioni meteorologiche che lo rendano necessario. Possono anticipare o rinviare l’accensione, prolungare oppure ridurre le ore consentite e anche abbassare la temperatura massima negli ambienti.

Quindi, prima di discutere con l’amministratore di condominio o con il vicino del piano di sopra, conviene controllare le comunicazioni del proprio Comune. Un’ondata di freddo fuori stagione può cambiare il programma. E anche un autunno insolitamente mite può far slittare il via.

Il punto, alla fine, è semplice: la data nazionale dà il perimetro, ma la situazione reale la decide il territorio. Il termosifone potrà anche essere pronto dal 15 ottobre o dal 1° dicembre; fuori dalla finestra, però, che tempo farà davvero?

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *